Il miracolo di San Basso

Ogni anno si sentono mille voci su questo santo… Voci di ignoranza, di superficialità, di adolescenza. C’è chi crede di sapere come si può festeggiare un santo, chi il miglior modo di esprime ‘rispetto’… Tutti con la scritta: fan n 1.

Ed oggi vi racconto del mio miracolo di San Basso, di questo santo così grande che quando muove la sua mano tutto gli viene concesso.

Ero piccola, poco più dei miei 12 anni. Per me San Basso era momento di divertimento, di giostre e gelati. Ma era un San Basso strano. Papà aveva iniziato la dialisi da molto tempo ed il suo corpo era stanco, mia madre mi comprò il solito gelato sotto le mie mille richieste, ma questa volta nessun sorriso per me. Era pensierosa.

Mi portò a fare visita al santo nostro… Ancora ricordo la fila infinita e mamma con lo sguardo triste. Papà questa volta non c’era… Era letto… Non riusciva ad alzarsi. Mamma avrebbe voluto comprarsi le scarpe nuove ma non lo fece perché rusparmiava ogni centesimo per me, per mio fratello e per le mille cure di papà.

Aveva i piedi pieni di bolle… Eppure si trovò davanti a San Basso ed alzo gli occhi.. “Che fai? San Basso… Vuoi davvero lasciar andare un figlio tuo così senza aiutarmi? Eccomi, ho le scarpe rotte, sono stanca eppure eccomi qui… Sono ai tuoi piedi… Che vuoi fare? Me lo fai il miracolo santo nostro?”.

Non capivo perché stesse piangendo ma per noi le feste finirono lì.

Neigiorni seguenti mamma iniziava a prepararmi ad una possibile scomparsa di papà… Sai.. Quelle parole sceme di rito che dovrebbero farti avere meno dolore, ma che non fanno altro che incentivarlo. Ma andava fatto. Papà aveva bisogno di un trapianto che non arrivava, i soldi erano quasi finiti e lui peggiorava.

Passo settembre, ottobre e novembre. Il tempo ormai era quasi finito, ma mia mamma non ha mai smesso di alzare gli occhi al cielo.

Il 5 dicembre (giorno reale in cui fu ritrovato San Basso) alle 3.45 il telefono di casa ha iniziato a squillare: “Signora, la chiamo dal Gemelli di Roma, suo marito è stato selezionato per il trapianto, avete 4 ore per essere qui”.

In poco più di 1 ora erano tutti in viaggio, mio fratello guidava, mio padre, debole, al suo fianco e mamma dietro. Io ero lì dietro alla finestra di casa dei nonni aspettando una loro telefonata. Ero piccola e dovevo andare a scuola. Non c’erano i telefonini e l’attesa era un’agonia.

Il trapianto venne fatto, papà si è ripreso. Il racconto è ancora molto lungo… Vi basterà sapere che il 5 dicembre del 1998 mio padre fu chiamato dal Gemelli per il trapianto, il 5 dicembre giorno di San Basso…. E mio padre non era mai stato inscritto nelle liste del Gemelli…. Il miracolo mio resti sempre tu…

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