Una 19enne a Campobasso

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Ricordo perfettamente il giorno in cui mio padre mi portò a Campobasso, il capoluogo della mia regione, per iniziare a frequentare l’Università. Avevo provato a fare il test alla Cattolica…volevo fare il dottore e per 3 risposte sbagliate (di matematica ovviamente) non ero rientrata nella selezione. Potevo scegliere se fermarmi o frequentare un altro corso. Decisi di fare scienze Giuridiche come operatore giudiziario. In poco più di due settimane avevo già scelto la casa e soprattutto avevo deciso di andare a stare nella stanza stanza dell’allora mia migliore amica. Giada era esattamente l’opposto di me.. io avevo perennemente la spada di Damocle sulla testa perché i miei genitori mi avevano dato un’educazione ferrea. Orari precisi per mangiare, studiare, lavarsi e qualche volta anche respirare. Lei era l’anarchia fatta persona. Perché dormire alle 22 se puoi passare la notte chiusa nel bagno a tingerti i capelli, farti la ceretta e chiacchierare sul mondo? Ci siamo conosciute che avevamo 9 anni, frequentavamo la stessa Chiesa (io ovviamente anche lì ero la secchiona della situazione) e lei mi fece conoscere il Softball, lo sport che poi riuscì finalmente a cambiarmi un pò (ero un mostriciattolo, ma questa è un’altra storia). Nella stessa stanza, con un armadio microscopico, una scrivania, due letti ed un infinito spazio vuoto. Ovviamente l’armadio serviva più a lei che a me perché io avevo gli stessi abiti da secchiona ormai da così tanto tempo che le tarme ci aveva creato un residence familiare. Non nego che quando hai un’educazione così rigida trovarti da sola è disarmante. Infatti i primi giorni praticamente vivevo immersa nei libri polverosi della biblioteca. Frequentavo ogni tipo di corso pur di non sentirmi sola. Giada invece, ovviamente, non aveva questi problemi. Nel giro di 3 settimane aveva un gruppo di amici, una 10ina di pretendenti ed un appuntamento al giorno. Eppure le nostre diversità ci facevano vivere in tranquillità. Apprendevo da lei ogni giorno un pò di vitalità, lei forse da me i miei consigli da mamma vissuta (anche se mamma non ci ero mai stata). Un giorno, mentre dormivo serena, nel dormiveglia ho sentito dei rumori. Credevo davvero che i ladri avessero deciso di farci visita (per rubare il nulla visto che non avevamo nemmeno le sedie) ed invece era solo Giada che, nel letto praticamente vicino al mio, stava avendo un ‘incontro molto ravvicinato con un suo collega universitario. Non avevo capito bene cosa dovevo fare…fingermi morta? Ma avrei comunque sentito tutto e sinceramente lo avrei evitato… Ho deciso di rotolarmi giù dal letto dalla parte della porta, spiaggiarmi sul pavimento e strisciare in cucina, non mi avrebbero visto…piano perfetto. Peccato che goffamente sono caduta, intrecciata dalle coperte e con il cuscino in faccia esattamente sotto il letto dei due conigli vogliosi sbattendo la testa sul comodino che separava i letti…ecco ora potevo fingermi morta davvero. Ovviamente se ne sono accorti anche le persone del piano di sotto e se non erro anche quelli del quartiere vicino. Volevo rimanere lì..ed invece ho esordito con :” No badate a me,continuate pure”. Volevo sparire….eppure sono scappata in cucina dove ho dormito con la testa sul tavolo..Loro hanno continuato, la mattina dopo non so da dove sia uscito il tizio ma io non l’ho più visto. Giada non ha mai detto nulla e nemmeno io (ovviamente), ma da quella sera ho dormito sul tavolo della cucina per altri 6 giorni di fila, non si sa mai che quel tizio rispuntasse fuori da luoghi sconosciuti. Ecco questo il mio primo ricordo della mia vita universitaria… Ma ce ne sono di molti più strani, che vi racconterò giorno dopo giorno

Ovviamente questa foto è presa da internet, ma è molto simile alla mia realtà 🙂
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